Dal Taccuino del Comandante Zeta.
Combattente e scrittore della foresta in rete.
In giro per le città, spunta da un cespuglio,
s'infila nella metro, ti passa accanto
e di nascosto scrive.
( 7 ) ANIMA INQUIETA mentre rincorrevi la palla, sei sceso incautamente dal marciapiede e l’ultima auto del corteo ti ha travolto
il successivo intenso ed esteso cordoglio si è rassodato con un consistente indennizzo, che fra l’altro permette alla tua famiglia di estinguere il mutuo, rinnovare l’auto e moltiplicare la misura dello schermo
l’unica tua foto sorridente apre la pagina del sito dedicato, il tuo nome ridotto a logo, per qualche mese copre una benefica truffa che raccoglie fondi e sparisce, mentre una campagna di opinione contro l’arroganza dei poltici, ha contribuito alla mancata rielezione del tuo investitore
ma tu, anima inquieta, ti aggiri ancora fra le stanze, provocando un fastidioso ronzio sul canale preferito da tuo padre, e l’episodico errore nei tempi di cottura sul microonde in cucina
dopo questi vani tentativi di richiamare attenzione, che provocano solo emicrania e litigi fra genitori, una ripetuta sostituzione di apparecchi in garanzia, e una risentita polemica con l’assistenza, ti rendi conto che la realtà non è molto diversa da prima, e lo svantaggio maggiore della tua nuova situazione è poter vedere il rovescio dello scenario che per inesperienza o noncuranza, accettavi da vivo: le ragioni di stoffa e cartone, tenute insieme da corda e chiodi, il motivo delle azioni svelate sul retro dalle sbavature di colla e vernice, la maldestra apparenza che la platea consente, perchè la recita prosegua, si concluda e riprenda, senza contare l’increscioso possesso della tua palla, da parte dell’antipatico figlio del vicino.
Faccio l’ultima uscita della mia produzione domani compleanno, finita la canzone e dire che a vedersi tutto và ancora bene non noto cedimenti la mia carcassa tiene ma è un fattore anagrafico che porta un certo costo da domani sull’autobus mi cederanno il posto. E per l’ultima volta seguo la procedura per uscire nel mondo e far bella figura doccia, shampoo e idratante di un albergo costoso, smalto su mani e piedi, rossetto luminoso, sandaletti con tacco et voilà mi sistemo, sempre ultima volta, un decolletè supremo. Non credo ai prodigi di chirurgia fasulla, costano, fanno male e non servono a nulla non rimpiango delizie della giovane età lo spettro è il cambiamento della mia identità gettata in una parte col copione già fatto senza voce in capitolo, un attore coatto, non più scegliere il gioco, farne solo il racconto non più il protagonista ma solo un servo tonto guardo me nel riflesso, dentro al monitor nero, apro il server per sempre, addio al mondo vero.
La rete del reale riproduce gli effetti perfino su "my space" c’è chi la fa l’aspetti nel visionare pagine, col mouse cercar contatti si chiede e si rifiuta, questi restano i patti. Quelli a cui ho negato l’aggiunta al parco "amici" possono ora esultare e ridere felici: il cantante melodico, l’infermiere scuretto, un crociato festante, una con l’occhio abbietto ho cassato, tra gli altri, e selettivamente, i fans di un cantautore che non amo per niente, un mito incontestabile, ormai un’ istituzione, se lo ascoltino pure, senza la mia adesione. Ma viene poi il momento, cercando con "esplora" che scopri che c’è Lui, la stella che si adora l’autore delle immagini più forti che io ricordo un pugno nello stomaco, un gran boato sordo. Deglutisco un po’ incredula e, irresponsabilmente, invio la mia richiesta, a tamburo battente. La pagina, invero, la dritta la forniva lui torvo sullo sfondo con la faccia cattiva in alto c’è una scritta "artista che stà solo" che importa ormai ho già offerto la mia amicizia a nolo. Così un mito nipponico vendicherà spietato la corte dei miracoli che io ho rifiutato e come un samurai mi assesta la mazzata così, senza preamboli, richiesta cancellata.
Uno nessuno o forse centomila le identità sul web, sto perdendo le fila. E’ cominciato prima con le-mail per la posta, puoi raggiungere tutti e poi poco ti costa. Non c’è quasi argomento desueto o troppo ardito da non poter raggiungere clikkando con un dito: party di andy warhol, kit di sopravvivenza, vivande in miniatura, basta un po’ di pazienza. Visito ogni sito, scarico l’universo, invento nuove formule, un codice diverso, tutto per poi raggiungere quella giusta parola che mi consegna il mondo in una fase sola la cabala privata, la mia chiave d’accesso, il cifrario caotico in cui mi sono messo. Ma tutte le mie formule tendono ad evaporare, figli fuori di casa e senza cellulare. Sembrano geroglifici e non ricordo come e con quali lettere scrivevo il mio cognome.
per una strana interferenza, mentre chiami tua moglie con il cellulare, inneschi l’esplosione di una serie di bombe, che distruggono il tuo quartiere resti orfano, vedovo e senza figli, ma dopo un anno di lutto, scopri che hai sviluppato l’inconsueto potere di comunicare con le vittime di tutte le stragi
sommerso da milioni di anime, di chi invoca giustizia o reclama vendetta, ne pubblichi in rete l’elenco completo, dalla guerra di troia al prossimo conflitto
mentre una squadra di esperti mette ordine nelle avverse pretese di razze, partiti e religioni, in vista del giudizio finale.
sei rapito per un progetto del governo, che tratta lo scambio delle tue sensazioni banali con una preziosa fornitura d’uranio da una potenza straniera in cerca di emozioni e vieni condotto in una base nascosta per molti piani scavata sotto un giardino era quello in cui da bambino, hai perso senza rimedio la palla;
già ragazzo qui avevi inciso due nomi sull’albero, che nella stagione seguente è scomparso;
dove la donna che incontravi nei viali, è sparita come il cespuglio e la panchina che vi accoglieva;
ho la conferma che qualcuno s’infila nel nostro passato e lo scompiglia, sposta su piani diversi il possibile incontro, spezza i legami e ne disperde le parti: troppo tardi viene restituita, l’occasione sottratta ai giovani prigionieri.
nato in pianura da genitori di montagna,
evaso a più riprese da oltre 30 anni di lavoro forzato,
ora si nasconde nei pressi del porto di una città di mare.
Veloce spedizione ai margini estremi di Terradue
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Leggevo Dean Kuntz quando mi hanno condannato a morte.Sono venuti a dirmi,
direttamente al mio lettino d’ospedale, che dovevano farmi una Tac perché
“sospe...
Oscar Primo, fotografo Da Caracas all'europa. Preferisce la notte, i neon nelle vetrine, il cielo dei soffitti a pannelli modulari, i segnali pulsanti delle rampe di accesso, il panorama dei corridoi deserti. Solo di notte la città riesce ancora a parlare ai nostri cuori di ruggine.
Come ho conosciuto Oscar Primo testimonianza di Marco Cacciamani
Circa vent’anni fa vivevo in una bella zona della città, vicino al mare, in una casa molto grande, tanto che che un paio di vani erano rimasti quasi inutilizzati. Sapendo questo, un mio amico, ne’ tra i più cari, ne’ tra i meno simpatici, un giorno mi telefona e mi chiede di vederlo per un importante questione.
Seduti così davanti ad una birra in un bar vicino a casa mia, mi propone di ospitare un suo amico per una quindicina di giorni. Io rimango perplesso e un po’ turbato per la richiesta importuna, ma poi mi interesso del caso invero particolare: un uomo di una decina d’anni più vecchio di me, sudamericano, con un nome (Oscar Primo) da cavallo da corsa, come pensai subito, era nella fase pressocchè terminale della sua irreversibile malattia. Se lo avessi ospitato, sarei poi stato risarcito da sua sorella, che sarebbe venuta a prenderlo per portarlo definitivamente via, prima per una importante (quanto inutile) visita, poi a casa sua in Riviera. Ancora incredulo, comunque accetto e l’indomani mi vedo arrivare un signore con un elegantissimo pigiama di raso, a righe orizzontali, i capelli a zero ( per la terapia) e due enormi occhi sgranati ed incredibilmente espressivi. Affabile, affascinante, raffinato ma allo stesso tempo ciarliero e alla mano, mi ha parlato per quindici giorni delle sue conoscenze personali: leggendari calciatori brasiliani suoi amici, ex modelle e starlette del cinema anni ’70 che aveva conosciuto molto intimamente e dei suoi progetti futuri (?!) riguardanti un traffico d’import/export di succhi tropicali. Tutto questo senza mai accennare al suo stato, alla sua terribile malattia. Per lui quei 15 giorni furono penosi da un punto di vista fisico, ma sempre vissuti con grande dignità. Mi parlò, per ultimo, il giorno prima che sua sorella venisse a riprenderselo, della sua passione per la fotografia… Ci promettemmo di scriverci ma poi non successe; di telefonarci, ma non accadde: interpretai il silenzio di anni in un solo modo.
Assolutamente a sorpresa venni a sapere, dopo circa 12 anni, che era vivo, aveva sposato una ricca brasiliana, più giovane di lui ed il suo hobby, la fotografia, lo aveva reso felice e discretamente famoso e quasi mitico in certi ambienti di arte underground.
Ci siamo poi timidamente risentiti e scambiati anche musica e foto. Non ci siamo più visti. Quando lo ricordo penso che ha vinto su tutto, ha realizzato per intero quello che voleva, soprattutto vivere, anche se sono altri che hanno fatto fortuna con i succhi tropicali …
DollArmy
DollArmy Bio DollArmy nasce nella periferia di una metropoli. Studia in una scuola seria ma presto si trasforma in cacciatrice di immagini. Armata di un’anima tagliente ma tendente alla malinconia, cerca nella tecnologia che sommariamente conosce, linee di fuga e punti di contatto.
Sergente Fionda di Salice
Il sergente Fionda di Salice e i suoi appunti. Troppo avanti in territorio nemico oppure isolato dietro le linee per un’avanzata avversaria? Avamposto o ultima resistenza dei lettori-non-rieducati? E il Comando non risponde…