dal Taccuino del Comandante Zeta

dal Taccuino del Comandante Zeta

martedì 9 settembre 2008

"Apro ebay e giro stasera" di DollArmy

Apro ebay e giro stasera
sui regali non voluti:
li puoi mettere all’incanto,
non gettarli tra i rifiuti,
puoi piazzare anche il guanto
quello giallo coi foretti
dono della tua collega
che hai gradito a denti stretti.


Ogni è rigo un’occasione,
dischi vintage o di tendenza
giro un po’ da quelle parti
vedo un’asta che è in scadenza
una scritta: dino sarti
vorrei perder la prudenza
quattro euro in base d’asta
zero offerte e quattro ore,
certamente anche se aspetto,
non arriva un compratore.

Dopo tre ore e cinquanta
lancio l’urlo nella rete
ma ben presto son deluso:
se l’è aggiudicata uno
con un nome antico e greco,
che gli importa di quel disco,
mi lamento mentre impreco.

Ora l’asta è ormai finita
chiudo le mie connessioni,
e per l’asta di me stesso,
che da sempre va deserta,
ferme le contrattazioni,
resta solo la coperta.


(testo ricevuto da DollArmy)

Oscar Primo Review #4


(foto ricevuta da Oscar Primo)

"Popolo Poeta" di Comandante Zeta

VIA SMARRITA

per l’anniversario di occupazione,
grande festa tribale al canegiallo,
centro sociale che tormenta le notti del distinto quartiere
con sfrenate percussioni e chitarre distorte


nello stanzone dell’assemblea,
ridipinto per l’occasione dal collettivo colore
con terre in polvere e zuppe vegetali,
è previsto lo spazio poesia:
all’ora convenuta è presente
il solito branco di cani con fissa dimora,
che si azzuffa e amoreggia, abbaia e guaisce,
fiutando incerto lo scopo dei pochi in attesa,
mentre risuona costante nei muri
il tam-tam dei piani superiori

più tardi qualcuno si affaccia alla porta
e scivola sulla parete con una birra in mano
mentre inizia la lettura del reduce pluridecorato,
già incendiario di assemblea e stratega di cortei,
convertito a vecchiotto pacifista
in tour di promozione librario,
che rimesta gli antichi bagliori
fra la cenere del pessimismo globale

sale ora in pedana fra tiepidi consensi,
una ritinta insegnante in rivalsa sul tempo
che compone a ritroso l’album dei formidabili anni,
indossando i costumi che all’epoca aveva ignorato
e si sgola a rianimare fremiti datati

dopo questi esempi del destino crudele
di scampare alla propria gioventù,
si risale dagli ormoni declinanti a più vivaci ardori verbali
con schizzi di kappa e zeta
sull’apatico gruppetto rimasto in ostaggio

finchè l’ennesimo guasto all’impianto precario,
dopo tante parole per pochi,
fa ripiegare utilmente su tamburi e canne per tutti,
a lume di candela.

venerdì 8 agosto 2008

Oscar Primo Review # 3


(foto ricevuta da Oscar Primo)

"Oggi incontro un amico" di DollArmy

Oggi incontro un amico
che ha un blog sulla poesia,
ne riceve molte al giorno,
ne voleva anche una mia.
Se ci riesco, io gli ho detto,
sai ho sempre un po’ da fare,
mi guardava un po’ interdetto,
non voleva contestare

Certo che potrei anche farlo,
non mi costa quasi niente
un sonetto e poi mandarlo,
con la mail come mittente
ma non so se sia onesto,
se sia proprio senza dolo
raccontar ciò che rimesto,
quando a sera sono solo
convocare altre persone,
nel salotto sconsolato…
Resto io, con il magone
del mio blog solo privato.


(testo ricevuto da DollArmy)

giovedì 24 luglio 2008

DollArmymage n.1


(foto ricevuta da DollArmy)

dichiarazione di DollArmy

Per gettarmi in battaglia e raggiunger la meta,
indosso una mimetica, però fatta di seta,
metto ai piedi gli anfibi con “C” bianche applicate,
guardo la mappa e inforco le mie lenti griffate,
le armi con swarovsky fatte da un noto artista,
munizioni policrome per ingannar la vista.

Il nemico assegnato devo localizzare,
lo vedo sul display del mio satellitare,
a cercar di colpire un ignoto bersaglio,
esibire la bomba come fosse un ventaglio,
preparato lo zaino dell’avatar armato,
in battaglia a combattere un incontro truccato.


(testo ricevuto da DollArmy)

lunedì 7 luglio 2008

Oscar Primo Review - # 2


(foto ricevuta da Oscar Primo)

martedì 1 luglio 2008

"Taccuino Zeta" di Comandante Zeta

04_COLORE AL CANE

in assemblea si è deciso
di cambiare colore al centro occupato:
nei mesi scorsi le pareti si sono ricoperte
di sovrapposte minacce
promesse contrastanti
firme simboli messaggi,
in un groviglio selvaggio di penna pennello e spray

con abile mediazione
si è imposto di contenere nelle proprie stanze
alcuni dei progetti proposti:
il gruppo Terra Madre non potrà
decorare le scale a fasce alternate
di zafferano e argilla rossa
e nemmemo i cybermonelli dell’ultimo piano
avranno il corridoio conduttore,
rivestito per intero di stagnola e lattine,
ma un banale intreccio di cavi per accesso alla rete,
mentre la nazione reggae rinuncerà
a tricolorare il suo piano,
in un paradiso rasta di negus, erba e leoni

all’appello risponde la comunità murale scrivente,
che in qualche settimana di cantiere
trasforma il cadente edificio in padiglione di tendenza

a fine lavori, dalla facciata
un gigantesco cane giallo dagli occhi feroci e ghigno irridente,
sovrasta gli alberi del viale,
alzando una zampa posteriore,
sullo sgomento dei vicini
per il decoro violato dell’intero quartiere.

Taccuino a sorpresa


(foto ricevuta da Stephan Nosferoff)

Il Comandante Zeta interviene a sorpresa
nel centro storico.

"Popolo Poeta" di Comandante Zeta

NEL MEZZO

invitato a leggere delle poesie
alla casa del popolo scrivente,
con il tuo libretto in mano e gli occhiali in tasca,
ti apparti nell’ultima fila,
con buon panorama su pubblico e terreno di gioco

riceve gli ospiti una rossa imponente vestale,
contornata da un mazzo di emergenti,
che presenta ad ognuno come germogli di talento
prossimi a sbocciare

distratto dal funebre completo
di un giovane esteta con ciuffo reclinante
o dalla variopinta farfalla al colletto del riverito decano
o forse dallo spacco di una gonna confinante,
perdi le prime righe
di una signora dai furiosi capelli carota,
annunciata con due cognomi e un diminutivo,
che parla di volatili caduti e angeli reclusi o viceversa,
straziando gli astanti di colpevole rimpianto
e buoni propositi di corta durata

poi una giovane donna, vestita e chiomata di nero,
dagli occhi cerchiati e le labbra livide,
con lobo trafitto da una saetta d’argento,
evoca la propria infanzia crudele
che sconta vagando
sotto la pioggia notturna, la vista dei tetti
e il desolato mare invernale

nelle pause, dialoga con le amiche in prima fila,
sorseggia una birra
e sospinta dal conduttore della serata,
si prepara ad un’altra dozzina di confessioni

a quel punto, fingi l’inopportuno arrivo di una chiamata,
ti alzi e strisciando lungo la parete di fondo
guadagni l’uscita
mentre nel brusio già senti l’annuncio del tuo nome

più tardi, al sicuro, spedisci un messaggio di scuse
che giustifica la tua sparizione,
con malore improvviso di stretto parente.