Dal Taccuino del Comandante Zeta.
Combattente e scrittore della foresta in rete.
In giro per le città, spunta da un cespuglio,
s'infila nella metro, ti passa accanto
e di nascosto scrive.
Per gettarmi in battaglia e raggiunger la meta, indosso una mimetica, però fatta di seta, metto ai piedi gli anfibi con “C” bianche applicate, guardo la mappa e inforco le mie lenti griffate, le armi con swarovsky fatte da un noto artista, munizioni policrome per ingannar la vista.
Il nemico assegnato devo localizzare, lo vedo sul display del mio satellitare, a cercar di colpire un ignoto bersaglio, esibire la bomba come fosse un ventaglio, preparato lo zaino dell’avatar armato, in battaglia a combattere un incontro truccato.
04_COLORE AL CANE in assemblea si è deciso di cambiare colore al centro occupato: nei mesi scorsi le pareti si sono ricoperte di sovrapposte minacce promesse contrastanti firme simboli messaggi, in un groviglio selvaggio di penna pennello e spray
con abile mediazione si è imposto di contenere nelle proprie stanze alcuni dei progetti proposti: il gruppo Terra Madre non potrà decorare le scale a fasce alternate di zafferano e argilla rossa e nemmemo i cybermonelli dell’ultimo piano avranno il corridoio conduttore, rivestito per intero di stagnola e lattine, ma un banale intreccio di cavi per accesso alla rete, mentre la nazione reggae rinuncerà a tricolorare il suo piano, in un paradiso rasta di negus, erba e leoni
all’appello risponde la comunità murale scrivente, che in qualche settimana di cantiere trasforma il cadente edificio in padiglione di tendenza
a fine lavori, dalla facciata un gigantesco cane giallo dagli occhi feroci e ghigno irridente, sovrasta gli alberi del viale, alzando una zampa posteriore, sullo sgomento dei vicini per il decoro violato dell’intero quartiere.
NEL MEZZO invitato a leggere delle poesie alla casa del popolo scrivente, con il tuo libretto in mano e gli occhiali in tasca, ti apparti nell’ultima fila, con buon panorama su pubblico e terreno di gioco
riceve gli ospiti una rossa imponente vestale, contornata da un mazzo di emergenti, che presenta ad ognuno come germogli di talento prossimi a sbocciare
distratto dal funebre completo di un giovane esteta con ciuffo reclinante o dalla variopinta farfalla al colletto del riverito decano o forse dallo spacco di una gonna confinante, perdi le prime righe di una signora dai furiosi capelli carota, annunciata con due cognomi e un diminutivo, che parla di volatili caduti e angeli reclusi o viceversa, straziando gli astanti di colpevole rimpianto e buoni propositi di corta durata
poi una giovane donna, vestita e chiomata di nero, dagli occhi cerchiati e le labbra livide, con lobo trafitto da una saetta d’argento, evoca la propria infanzia crudele che sconta vagando sotto la pioggia notturna, la vista dei tetti e il desolato mare invernale
nelle pause, dialoga con le amiche in prima fila, sorseggia una birra e sospinta dal conduttore della serata, si prepara ad un’altra dozzina di confessioni
a quel punto, fingi l’inopportuno arrivo di una chiamata, ti alzi e strisciando lungo la parete di fondo guadagni l’uscita mentre nel brusio già senti l’annuncio del tuo nome
più tardi, al sicuro, spedisci un messaggio di scuse che giustifica la tua sparizione, con malore improvviso di stretto parente.
nato in pianura da genitori di montagna,
evaso a più riprese da oltre 30 anni di lavoro forzato,
ora si nasconde nei pressi del porto di una città di mare.
Veloce spedizione ai margini estremi di Terradue
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Leggevo Dean Kuntz quando mi hanno condannato a morte.Sono venuti a dirmi,
direttamente al mio lettino d’ospedale, che dovevano farmi una Tac perché
“sospe...
Oscar Primo, fotografo Da Caracas all'europa. Preferisce la notte, i neon nelle vetrine, il cielo dei soffitti a pannelli modulari, i segnali pulsanti delle rampe di accesso, il panorama dei corridoi deserti. Solo di notte la città riesce ancora a parlare ai nostri cuori di ruggine.
Come ho conosciuto Oscar Primo testimonianza di Marco Cacciamani
Circa vent’anni fa vivevo in una bella zona della città, vicino al mare, in una casa molto grande, tanto che che un paio di vani erano rimasti quasi inutilizzati. Sapendo questo, un mio amico, ne’ tra i più cari, ne’ tra i meno simpatici, un giorno mi telefona e mi chiede di vederlo per un importante questione.
Seduti così davanti ad una birra in un bar vicino a casa mia, mi propone di ospitare un suo amico per una quindicina di giorni. Io rimango perplesso e un po’ turbato per la richiesta importuna, ma poi mi interesso del caso invero particolare: un uomo di una decina d’anni più vecchio di me, sudamericano, con un nome (Oscar Primo) da cavallo da corsa, come pensai subito, era nella fase pressocchè terminale della sua irreversibile malattia. Se lo avessi ospitato, sarei poi stato risarcito da sua sorella, che sarebbe venuta a prenderlo per portarlo definitivamente via, prima per una importante (quanto inutile) visita, poi a casa sua in Riviera. Ancora incredulo, comunque accetto e l’indomani mi vedo arrivare un signore con un elegantissimo pigiama di raso, a righe orizzontali, i capelli a zero ( per la terapia) e due enormi occhi sgranati ed incredibilmente espressivi. Affabile, affascinante, raffinato ma allo stesso tempo ciarliero e alla mano, mi ha parlato per quindici giorni delle sue conoscenze personali: leggendari calciatori brasiliani suoi amici, ex modelle e starlette del cinema anni ’70 che aveva conosciuto molto intimamente e dei suoi progetti futuri (?!) riguardanti un traffico d’import/export di succhi tropicali. Tutto questo senza mai accennare al suo stato, alla sua terribile malattia. Per lui quei 15 giorni furono penosi da un punto di vista fisico, ma sempre vissuti con grande dignità. Mi parlò, per ultimo, il giorno prima che sua sorella venisse a riprenderselo, della sua passione per la fotografia… Ci promettemmo di scriverci ma poi non successe; di telefonarci, ma non accadde: interpretai il silenzio di anni in un solo modo.
Assolutamente a sorpresa venni a sapere, dopo circa 12 anni, che era vivo, aveva sposato una ricca brasiliana, più giovane di lui ed il suo hobby, la fotografia, lo aveva reso felice e discretamente famoso e quasi mitico in certi ambienti di arte underground.
Ci siamo poi timidamente risentiti e scambiati anche musica e foto. Non ci siamo più visti. Quando lo ricordo penso che ha vinto su tutto, ha realizzato per intero quello che voleva, soprattutto vivere, anche se sono altri che hanno fatto fortuna con i succhi tropicali …
DollArmy
DollArmy Bio DollArmy nasce nella periferia di una metropoli. Studia in una scuola seria ma presto si trasforma in cacciatrice di immagini. Armata di un’anima tagliente ma tendente alla malinconia, cerca nella tecnologia che sommariamente conosce, linee di fuga e punti di contatto.
Sergente Fionda di Salice
Il sergente Fionda di Salice e i suoi appunti. Troppo avanti in territorio nemico oppure isolato dietro le linee per un’avanzata avversaria? Avamposto o ultima resistenza dei lettori-non-rieducati? E il Comando non risponde…