Dal Taccuino del Comandante Zeta.
Combattente e scrittore della foresta in rete.
In giro per le città, spunta da un cespuglio,
s'infila nella metro, ti passa accanto
e di nascosto scrive.
Taglia in fretta i contorni, sagoma le linguette, veloce poi ripiegale, premile a dita strette, sopra l’album di carta disponile con cura, avvicina alla bambola che ha la tua figura. L’abito della foto dei tuoi giochi d’estate, quello da comunione, con le pieghe stirate, prima volta in bikini, viola taglia trentotto, il top in discoteca, colorato e ridotto, per l’esame al liceo, camicia a trama fitta, sandalo a mezzo tacco, gonna con piega diritta, il vestito che avevi quando hai incontrato lui, le divise splendenti dei momenti più bui, il tubino di nozze, chiaro e con bolerino, fatti in carta e appoggiati sopra il tuo figurino.
Cerca un filo comune tra trame e dimensioni paper doll per un attimo a cercar connessioni, l’anello c’è senz’altro, non è proprio immediato tra le pieghe di carta, un messaggio criptato. Guardaroba esaurito, autunno e primavera, non sò se resta carta per vestir la mia sera.
Quaranta metri quadri, tutti arredati ikea, la mia casa di bambola di cui sono la dea. Un fondale dipinto con gusto e raziocinio, un recinto un po’ piccolo è tutto il mio dominio. Il modellista frivolo che me l’ha costruita, rimasto senza forbice, non mi ha fatto l’uscita; ha preparato tutto per una paper doll, c’è persino il computer, solo formato small ma per mimetizzare la parete un po’ storta, ha tralasciato stolido di mettere la porta. Vedo il mio piccolo crescere, non vuole che tu parta, costruisco eroi fantastici usando colla e carta, spolvero l’home theatre con film in abbondanza, guardo il gambero rosso, tutto dentro la stanza. Il mio cuore fortissimo però dentro si rode, di ogni cosa di fuori il ricordo mi implode. Un cuore di leone chiuso dentro a un confetto, ti aspetto per la cena, il marito perfetto.
(in un’altra storia) vestiti da dottori, per ogni caso che giunge disperato, teniamo pronto il rimedio, la salvezza all’ultimo secondo, la scossa che ti riporta in vita eri di pattuglia e finisci nel mezzo di un scontro tra milizie rivali, che ti crivellano concordi: in realtà, difendevi tuo fratello che ha sottratto il bottino al resto della banda, e ora ti trovi zuppo di sangue che zampilla da un traforo di buchi
mentre ammiravi commosso uno splendido tramonto, insieme alla vicina e in assenza del marito, sei caduto dalla finestra sopra le punte di un cancello
correvi sul triciclo e un cane rabbioso ti assale, ma un’ auto lo investe e tu finisci contro un camion di gelati della marca che detesti
stavi rientrando alla base e un razzo si schianta davanti, unico illeso, scendi dal mezzo e una mina sul bordo esplode, rotoli quindi svenuto contro la porta di una casa, in cui sei trascinato con il coltello alla gola, ma i nostri risolvono a colpi di cannone e spazzano via tutto il villaggio
non c’è stata migliore giornata, per compiere in corsia il nostro dovere.
nato in pianura da genitori di montagna,
evaso a più riprese da oltre 30 anni di lavoro forzato,
ora si nasconde nei pressi del porto di una città di mare.
Veloce spedizione ai margini estremi di Terradue
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Leggevo Dean Kuntz quando mi hanno condannato a morte.Sono venuti a dirmi,
direttamente al mio lettino d’ospedale, che dovevano farmi una Tac perché
“sospe...
Oscar Primo, fotografo Da Caracas all'europa. Preferisce la notte, i neon nelle vetrine, il cielo dei soffitti a pannelli modulari, i segnali pulsanti delle rampe di accesso, il panorama dei corridoi deserti. Solo di notte la città riesce ancora a parlare ai nostri cuori di ruggine.
Come ho conosciuto Oscar Primo testimonianza di Marco Cacciamani
Circa vent’anni fa vivevo in una bella zona della città, vicino al mare, in una casa molto grande, tanto che che un paio di vani erano rimasti quasi inutilizzati. Sapendo questo, un mio amico, ne’ tra i più cari, ne’ tra i meno simpatici, un giorno mi telefona e mi chiede di vederlo per un importante questione.
Seduti così davanti ad una birra in un bar vicino a casa mia, mi propone di ospitare un suo amico per una quindicina di giorni. Io rimango perplesso e un po’ turbato per la richiesta importuna, ma poi mi interesso del caso invero particolare: un uomo di una decina d’anni più vecchio di me, sudamericano, con un nome (Oscar Primo) da cavallo da corsa, come pensai subito, era nella fase pressocchè terminale della sua irreversibile malattia. Se lo avessi ospitato, sarei poi stato risarcito da sua sorella, che sarebbe venuta a prenderlo per portarlo definitivamente via, prima per una importante (quanto inutile) visita, poi a casa sua in Riviera. Ancora incredulo, comunque accetto e l’indomani mi vedo arrivare un signore con un elegantissimo pigiama di raso, a righe orizzontali, i capelli a zero ( per la terapia) e due enormi occhi sgranati ed incredibilmente espressivi. Affabile, affascinante, raffinato ma allo stesso tempo ciarliero e alla mano, mi ha parlato per quindici giorni delle sue conoscenze personali: leggendari calciatori brasiliani suoi amici, ex modelle e starlette del cinema anni ’70 che aveva conosciuto molto intimamente e dei suoi progetti futuri (?!) riguardanti un traffico d’import/export di succhi tropicali. Tutto questo senza mai accennare al suo stato, alla sua terribile malattia. Per lui quei 15 giorni furono penosi da un punto di vista fisico, ma sempre vissuti con grande dignità. Mi parlò, per ultimo, il giorno prima che sua sorella venisse a riprenderselo, della sua passione per la fotografia… Ci promettemmo di scriverci ma poi non successe; di telefonarci, ma non accadde: interpretai il silenzio di anni in un solo modo.
Assolutamente a sorpresa venni a sapere, dopo circa 12 anni, che era vivo, aveva sposato una ricca brasiliana, più giovane di lui ed il suo hobby, la fotografia, lo aveva reso felice e discretamente famoso e quasi mitico in certi ambienti di arte underground.
Ci siamo poi timidamente risentiti e scambiati anche musica e foto. Non ci siamo più visti. Quando lo ricordo penso che ha vinto su tutto, ha realizzato per intero quello che voleva, soprattutto vivere, anche se sono altri che hanno fatto fortuna con i succhi tropicali …
DollArmy
DollArmy Bio DollArmy nasce nella periferia di una metropoli. Studia in una scuola seria ma presto si trasforma in cacciatrice di immagini. Armata di un’anima tagliente ma tendente alla malinconia, cerca nella tecnologia che sommariamente conosce, linee di fuga e punti di contatto.
Sergente Fionda di Salice
Il sergente Fionda di Salice e i suoi appunti. Troppo avanti in territorio nemico oppure isolato dietro le linee per un’avanzata avversaria? Avamposto o ultima resistenza dei lettori-non-rieducati? E il Comando non risponde…